La mostra
Introduzione di Liletta Fornasari
ETEROGENEITA’ TRA PASSATO E PRESENTE
Libera L’Arte è una manifestazione che ha una valenza particolare e decisamente apprezzabile.
Oltre alla funzione puramente espositiva, il concorso organizzato dall’azienda Manini Prefabbricati permette di testare le tendenze, i linguaggi, nonché le preferenze pittoriche coltivate in una cerchia di artisti piuttosto ampia e selezionata in modo del tutto eterogeneo, avendo ottenuto una partecipazione quasi capillare nell’ambito di un’area geografica piuttosto estesa.
La varietà di stili è l’aspetto che per primo colpisce il visitatore, che si trova dinanzi ad una molteplicità di immagini connesse a forme espressive in alcuni casi anche opposte, sebbene in grandissima parte memori di grandi lezioni mutuate dal passato, più o meno prossimo.
All’eterogeneità di tecniche è invece legata una seconda osservazione che uno spettatore attento si trova a dover fare. Dominante risulta la pittura ad olio su tela, che affiancata anche da tecniche più “moderne”, come ad esempio l’uso degli acrilici, costituisce comunque un modus connesso alla tradizione e che, come tale, si oppone alla novità di tecniche molto attuali, testimoniate invece dall’immagine digitale, realizzata con il computer.
Protagonista della mostra è il linguaggio figurativo, che trova espressione in modi diversi, partendo dalla tradizionale natura morta per arrivare al paesaggio, alla rappresentazione di un interno, senza escludere il nudo e il ritratto, entrambi capisaldi di una corretta formazione artistica.
Straordinario in questo senso è l’accento ironico del quadro intitolato Addio al celibato di Francesco Rosi, realizzato ad olio su compensato e classificatosi al secondo posto.
Recuperando il doppio ritratto di stampo rinascimentale, i volti dei due protagonisti diventano estremamente contemporanei nel iper-realismo che caratterizza entrambi in una sorta di latente adesione ai “modern anti modernist artists”.
Un’inclinazione classica, che si riflette anche nella scelta della cornice.
L’episodio narrativo è circoscritto all’espressione, da un lato naturalistica, e dall’altro, non priva di significato interiorizzante, dei due amici colti in un attimo di incontrollata allegria.
Decisamente più complessa è però la composizione del dipinto Maestà contadina di Alfredo Raponi, giudicato giustamente degno del primo premio.
Sebbene esso rientri appieno nell’ambito del figurativo, va sottolineato come la complessità dell’insieme sia dovuta all’abbinamento dell’icona posta in basso e del paesaggio che funge da sfondo, nell’illusione spaziale di aprirsi dietro un muro “infiammato “dal riverbero della luce.
Pittura plein air, di chiara ascendenza post-impressionista e immagine popolare contadina, riferita alla vita dei campi e che centralizzata nella parte inferiore della composizione funge da antico tabernacolo, celebrandone la sacralità, sono quindi gli elementi di un’immagine articolata e bene strutturata.
Ottimo appare quindi il risultato prospettico, accentuato nell’effetto volumetrico dall’utilizzo di una tecnica a ricamo, non troppo dissimile dalla tecnica à cuir repoussé, adoperata in antico per i motivi decorativi dei tessuti.
Non estraneo al ready made di Bruno Ceccobelli, il dipinto rivela di esprimere una ricerca concettuale, non priva di simbolismi prossimi ad una spiritualità dal sapore popolare.
Composizione spaziale altrettanto meritoria di encomio è quella del terzo classificato, Bottiglia verde con arancia di Guglielmo Anniballi.
Esponente di una radicata tradizione novecentesca, il dipinto, rigorosamente ad olio su tela e dotato di una pennellata a campiture distese, consacra un linguaggio intramontabile, rendendo piacevole l’immagine nel suo insieme armonico.
Sebbene non classificati, molti altri sono i dipinti da menzionare, se non altro per le capacità tecniche e in alcuni casi anche per la grafica.
Fermo restando che nel variegato panorama della mostra non manca il linguaggio materico, ugualmente a declinazioni surrealiste e a posizioni metafisiche, degno di menzione speciale è Ecce Homo di Alessandro Pierattini, trittico che in sequenza affronta in chiave attuale il difficile tema della Passione di Cristo, con riferimenti all’immagine dell’uomo distorta e sfigurata, sull’esempio di Francis Bacon, grazie all’abilità del segno, che diviene strumento per esprimere la drammaticità del mondo umano.
Liletta Fornasari
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